Che poi alla fine che ci frega? Dar così importanza agli altri e un bel giorno svegliarsi e capire che è stata una gran bella cazzata. Ok sarebbe difficile e anche un po’ strano: svegliarmi la mattina, scoglionata come sempre, andare a scuola e vederti li; io che mi sveglio 5 minuti prima delle 8 e quando arrivo a scuola non voglio vedere nè parlare con nessuno, voglio un caffè che ti chiedo sempre e che a te non va mai di prendermi. Io che non voglio che mi si apra la finestra, ma vorrei solo una grande coperta che mi avvolga almeno per le prime due ore. E sarebbe strano e anche un po spiacevole se tu mi venissi a dire ‘buongiorno tesoro’, e io di tutta risposta ‘fanculo..’
‘Amore quanto hai preso tu al compito di matematica?’
‘Dai tesoro la prossima andrà meglio’
Cazzo sono discorsi che faccio con i miei amici.
Si sarebbe strano, lo so, ma per me sarebbe nuovo, e bello, e divertente, e mi farebbe venir voglia di andare in quella merda di edificio grigio anche quando piove, e c’è freddo e neve e nebbia e non ho voglia di alzarmi dal letto.
E so anche che i rischi sono tanti, poi magari litighiamo e la classe diventa una trincea. Immagina, iniziamo a urlare e a fare a botte con tutti, e si mettono in mezzo anche la Frangione contro la Loiudice, e Pellecchia contro la Sortiero, e tutti contro tutti. Non accadrà, lo sai, ma sarebbe bello ugualmente.
Hanno spezzato il cuore a entrambi, guarda caso sono stati corregionali a farlo. Sicilia di merda. Ed entrambi siamo stati molto male, e abbiamo fatto i coglioni, e poi però ci siamo ripresi. E ora cosa diciamo agli altri?
Chè tanto poi dirlo agli altri è l’ultimo dei problemi. Il problema ora è che siamo solo io e te, e non sappiamo bene come muoverci.
Siamo un esercizio di matematica che non riesce, un limite notevole senza soluzione, un grafico probabile che tende all’infinito e non si sa bene dove va a finire.

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