Beati quelli che credono ancora nell’amore, che si sbaciucchiano all’uscita di scuola, o in discoteca mentre ballano. Beati quelli che si mandano il buongiorno e la buonanotte piena di cuori e asterischi e baci e amore vario. Beati loro, che vivono in un altro pianeta, e non studiano, e non escono, e non fanno un cazzo per rimanere fedeli o semplicemente ”devoti”. Ve lo voglio dire, beati voi, che ci credete ancora.
Sì perché alla fine l’amore è come la fede, è un ”mistero della fede”. Ti butti o non ti butti? E’ un Dalai Lama che puoi seguire o no nel corso della tua vita. Poi magari arriva un momento critico, quello in cui ti serve crederci. Fai una preghiera.. e nessuno ti caga di striscio.
E allora beati voi, che non avete ancora bisogno di fare quella preghiera per poi rimanerne delusi al 100%. Forse a voi andrà meglio, forse non ne rimarrete delusi e continuerete a crederci, a sacrificare la vostra vita per questo.
Ma a me non è andata così. A me è successo di non essere ascoltata quando pregavo, e di vedere che anzi le cose andavano giusto nel senso opposto di come credevo. E allora sono diventata non solo atea, ma ateista, non laica, ma laicista. E sono diventata contro l’amore, contro i principi azzurri a cui puzzano le ascelle, contro ogni forma di dolcezza che non sia quella di una mamma a suo figlio, quella di un padrone al proprio cane, o di un’amica alla sua amica del cuore.
E ho iniziato a credere nella mia forza, quella più grande di un vulcano, di un uragano, o della più potente catastrofe naturale mai esistita. Ho iniziato a credere che io, solo io lo decido come vanno le cose. Sono padrona di emozioni, sentimenti…Posso decidere dove andare, con chi andarci, cosa fare, quando alzarmi e quando rimanere sdraiata sul pavimento ad aspettare o a guardare il nulla.
A nessuno frega molto di questo, lo so. E non voglio nemmeno avvertire nessuno, perché lo so che è bello buttarsi. Ma a me non sono mai piaciuti i tuffi. Forse già da allora avrei dovuto capirlo che l’amore non era roba mia…è un rischio troppo grande. Che io non voglio correre.

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